9 Ottobre 2026 ☁ 21°

Caldo estremo al nido Stella Stellina: il caso del piccolo ricoverato

Un piccolo di un anno e mezzo è stato portato al pronto soccorso dopo aver manifestato malori all'uscita dall'asilo nido Stella Stellina. I medici hanno confermato la disidratazione, probabilmente causata dal caldo eccessivo.

Caldo estremo al nido Stella Stellina: il caso del piccolo ricoverato

Un dramma si è consumato mercoledì pomeriggio ad Ancona, dove un bambino di un anno e mezzo è stato ricoverato al Salesi per disidratazione. Il piccolo, dopo aver trascorso la giornata al nido Stella Stellina di Monte Dago, ha iniziato a manifestare sintomi preoccupanti subito dopo la nanna. Sudore freddo, occhi che faticavano a rimanere aperti e un quasi svenimento hanno allarmato il papà, che ha immediatamente deciso di portarlo in ospedale.

La diagnosi dei medici è stata chiara: il bambino aveva sofferto troppo il caldo durante la giornata. La struttura, infatti, non è dotata di aria condizionata e le alte temperature estive stanno mettendo a dura prova la salute dei più piccoli. Questo caso non è isolato: ogni estate, i medici del Salesi vedono arrivare diversi bambini con problemi simili, causati da stanze inadeguate e dall’assenza di sistemi di raffreddamento efficaci.

Le condizioni del nido Stella Stellina

Il nido Stella Stellina, situato a Monte Dago, è una struttura tutta a vetri che, durante l’estate, si trasforma in una vera e propria serra. Le alte temperature e l’umidità rendono l’ambiente insostenibile per i bambini, che spesso soffrono di disidratazionedermatiti e irritazioni dovute al sudore. Le educatrici si impegnano al massimo per rendere la situazione più sicura possibile, ma il problema è strutturale.

«Al nido non c’è un sistema di aria condizionata e la situazione viene tamponata da settimane con dei raffrescatori che sono utili solo se li hai davanti», spiega una mamma, rappresentante di classe. «Uno lo abbiamo acquistato noi genitori, a nostre spese, e donato al nido, ma dentro fa ancora molto caldo. Lo percepiamo quando andiamo a prendere i bambini».

I raffrescatori dispositivi che movimentano aria meno calda grazie all’acqua fresca e al ghiaccio, sono stati messi a disposizione dal Comune nelle strutture pubbliche più colpite dal caldo. Tuttavia, questi strumenti non sono sufficienti a garantire un ambiente sicuro per i bambini, soprattutto quelli di età compresa tra un anno e un anno e mezzo.

Le difficoltà del Comune

L’amministrazione comunale sta cercando di installare impianti di condizionamento in quante più strutture possibili, ma il processo è lento e complesso. Servono finanziamentibandi e una procedura che, al momento, non è snella. Inoltre, l’uso di condizionatori portatili è complicato per motivi di sicurezza, poiché devono avere un tubo con uno sfiato esterno, difficile da gestire in un ambiente con bambini così piccoli.

Il problema del caldo non riguarda solo il mese di luglio. «Non deve passare il concetto che chiudendolo a luglio possa essere una soluzione», afferma la mamma rappresentante. «Il problema del caldo c’è anche a giugno e a settembre». I bambini restano in sede anche fino alle 17, un servizio molto utile per le famiglie, ma che richiede condizioni adeguate per garantire la loro salute e sicurezza.

La situazione è critica e richiede interventi concreti. Le famiglie chiedono soluzioni immediate per evitare che altri bambini debbano affrontare esperienze simili. Nel frattempo, le educatrici continuano a fare del loro meglio per proteggere i piccoli, ma senza un intervento strutturale, il rischio di disidratazione e altre complicazioni legate al caldo rimarrà alto.

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