Nel corso di un procedimento giudiziario celebrato il 25 giugno 2026 ad Ancona, tre persone arrestate dai carabinieri hanno scelto il patteggiamento: è stata concordata una pena di 4 anni con detenzione domiciliare. Davanti al giudice Alberto Pallucchini si è chiuso così il capitolo giudiziario relativo a una serie di furti commessi tra le Marche e l’Abruzzo nelle settimane successive all’inizio dell’anno.
Composizione della presunta banda e imputazioni
Gli indagati sono un 31enne e un 39enne di nazionalità romena, residenti ad Ancona, e un 45enne di Civitanova. Tutti e tre rispondevano dell’accusa di furto aggravato in concorso. Erano difesi dagli avvocati Giuseppe CutronaFrancesco NuceraMaila Catani e Alessandro Ciarrocchi. Per la Procura il gruppo agiva con modalità ripetute e riconoscibili: un’organizzazione in movimento, che prediligeva la sottrazione di veicoli da usare poi per compiere altri reati.
Il ruolo dei veicoli nei furti
Secondo gli elementi raccolti dagli inquirenti, la strategia prevedeva di rubare un’automobile o un furgone e impiegarlo come “mezzo pulito” per raggiungere e colpire attività commerciali e strutture, facilitando la fuga. Tra i veicoli citati nelle notifiche d’indagine ci sono una Jeep un’autovettura Opel Astra e una Skoda oltre a un autocarro Mercedes sottratto in un episodio documentato. L’uso di targhe trafugate da altre province compariva nelle ricostruzioni degli inquirenti come metodo per depistare i controlli.
Le tappe accertate dall’indagine e l’arresto a Loreto
I militari hanno ricostruito una sequenza di episodi concentrati tra il 20 gennaio e i primi giorni di febbraio. L’indagine parte da Jesi, dove il 20 gennaio venne denunciata la scomparsa di una Jeep e il furto in un negozio di articoli per equitazione; nello stesso periodo fu preso di mira anche un bar in via Roma, dal quale furono asportati cambiamonete e slot-machine. Il 29 gennaio una Opel Astra sottratta nella zona tra Morrovalle e Loreto sarebbe stata usata per entrare in un bar tabaccheria.
Tra il 4 e il 5 febbraio è stata documentata la sparizione di una Skoda a Falconara, veicolo che poi viene indicato come strumento per una serie di incursioni in Abruzzo: i luoghi citati dagli atti comprendono Torre De’ Passeri, Manoppello e Roseto degli Abruzzi. Le perlustrazioni criminali riguardavano caselli, autolavaggi e negozi, con lo scopo di asportare il contenuto delle casse e dileguarsi rapidamente.
L’episodio decisivo del 21 febbraio a Loreto
La svolta investigativa si è avuta il 21 febbraio a Loreto, quando i carabinieri hanno intercettato una fase operativa: i responsabili forzarono il cancello di una azienda che commercializza carrelli elevatori e portarono via un autocarro Mercedes e una tanica di gasolio. Le telecamere di sorveglianza hanno ripreso i movimenti e il dispositivo gps installato su un’auto usata per raggiungere il luogo del furto ha fornito elementi decisivi per il riconoscimento e il successivo arresto.
Subito dopo l’arresto i pubblici ministeri hanno chiesto il giudizio immediato; gli imputati hanno optato per il patteggiamento, accettando una pena che prevede l’esecuzione in regime di detenzione domiciliare. L’iter giudiziario si è
Meccanismi ricostruiti e strumenti investigativi
Dalle indagini emerge il meccanismo consolidato che avrebbe caratterizzato l’attività del gruppo: rubare un veicolo, impiegarlo per colpire rapidamente una o più strutture e utilizzare targhe provento di altri furti per eludere controlli. L’uso di sistemi di videosorveglianza e di localizzazione elettronica dei mezzi si è rivelato fondamentale per legare i singoli episodi e individuare i presunti autori.
Le Forze dell’ordine hanno quindi messo insieme elementi tecnici (filmati, dati gps, ritrovamenti) e ricostruzioni di movimenti su più province, dalla provincia di Ancona fino ai comuni abruzzesi citati negli atti. Con il patteggiamento stabilito il 25 giugno 2026, l’attività investigativa ha portato a una soluzione processuale che interrompe il ciclo di episodi contestati.



