La notte tra l’1 e il 2 agosto, a Porto San Giorgio, un 17enne di origine albanese ha accoltellato un maggiorenne tunisino, ferendolo gravemente. L’episodio, iniziato in spiaggia e proseguito sul lungomare, ha riportato alla luce un fenomeno preoccupante: l’aumento dell’aggressività giovanile.
Sergio Cutrona, presidente del Tribunale per i minorenni delle Marche ha commentato l’accaduto sottolineando come la mancanza di valori e autocontrollo tra i giovani sia legata a una povertà educativa da parte delle famiglie. “C’è un aumento dell’aggressività giovanile”, ha spiegato Cutrona, “di ragazzi privi di valori e autocontrollo perché le famiglie non sono state in grado di trasmetterglieli.”
I numeri della devianza minorile nelle Marche
Per il primo semestre del 2026, i procedimenti penali pendenti che vedono coinvolti minori nelle Marche sono stati 1.500, coinvolgendo almeno 3.000 ragazzi. I reati vanno dal porto di coltelli e resistenza a pubblico ufficiale a furtilesioniviolenze sessuali produzione di materiale pedopornografico fino a tentati e consumati omicidi.
Oltre ai procedimenti penali, ci sono 1.800 processi civili che coinvolgono almeno un minore e 500 ragazzi in comunità. Cutrona ha sottolineato che molti di questi giovani crescono “senza un’adeguata attenzione educativa da parte di sostituti genitoriali in comunità sovraffollate”.
Il caso di Porto San Giorgio
L’accoltellatore di Porto San Giorgio appartiene a una famiglia già nota al Tribunale per i minorenni. “C’è un legame tra devianza minorile e crescente incapacità genitoriale”, ha affermato Cutrona, evidenziando come molti ragazzi arrivino in Italia senza genitori e siano abbandonati.
Prevenzione e ruolo della scuola
Cutrona ha sottolineato l’importanza di lavorare sulla prevenzione piuttosto che intervenire dopo che la rabbia dei ragazzi è già esplosa. “Dopo l’estate convocherò una riunione con i prefetti, i questori, i servizi sociali, i procuratori della Repubblica, i comandanti delle forze dell’ordine per coordinarci sul rilevamento precoce di situazioni a rischio”, ha annunciato.
Un ruolo cruciale spetta anche alla scuola. “Gli insegnanti non devono sottovalutare i segnali e non devono aver paura di denunciare per ritorsioni o minacce di denunce, devono cogliere il disagio”, ha rimarcato Cutrona. “Non è vero che essendo minorenni si possa fare ciò che si vuole, ancor di più dopo la modifica dell’articolo 98 del codice penale.”
Cutrona ha concluso ammonendo gli adulti: “Non dobbiamo abdicare al nostro ruolo educativo lasciandolo allo smartphone, che non andrebbe portato a scuola”.



