Il primo luglio, a Jesi, gli agenti del Commissariato di Pubblica Sicurezza hanno dato esecuzione a un provvedimento cautelare che dispone gli arresti domiciliari nei confronti di un insegnante in servizio in un centro educativo della città. L’ordinanza è stata emessa dal gip del Tribunale di Ancona dopo attività investigative avviate a seguito di segnalazioni giunte al Commissariato.
Le denunce ricevute descrivevano presunti comportamenti punitivi e metodi educativi ritenuti coercitivi: tali osservazioni, definite dagli investigatori come coerenti e circostanziate, hanno innescato accertamenti che hanno coinvolto anche la Squadra Mobile e la Procura della Repubblica presso il Tribunale di Ancona. L’azione si è concentrata sull’attività didattica svolta nella struttura coinvolta.
Modalità delle presunte condotte e riscontri investigativi
Nel corso dell’indagine gli inquirenti hanno raccolto elementi tali da ritenere che il docente, nella sua veste di insegnante di religione, avrebbe rivolto agli studenti minacce e umiliazioni, oltre a sottoporli a vessazioni di natura fisica e morale. Le verifiche hanno documentato episodi in cui, per punire errori o esitazioni, sarebbero state comminate punizioni fisiche: strattoni, schiaffi e colpi inflitti anche con una penna. Il quadro complessivo è stato ritenuto sufficiente perché il gip disponesse la misura cautelare personale.
Descrizione di alcuni episodi denunciati
Tra gli episodi contestati figurano fatti specifici: uno studente sarebbe stato strattonato e colpito con una penna e con schiaffi alla testa; un altro sarebbe stato preso a calci e costretto a tenersi le orecchie; ad alcuni alunni sarebbero stati imposti schiaffi e manate, con l’uso a mo’ di minaccia di una penna; infine, un giovane sarebbe stato obbligato a eseguire piegamenti tenendosi le orecchie. Questi episodi sono stati ricostruiti nel corso degli accertamenti svolti dagli investigatori.
Numero delle presunte vittime e attività di esecuzione
Le vittime sinora accertate nelle indagini sono state indicate nella misura di una quindicina di minori. Il docente coinvolto ha 47 anni e, al termine delle formalità svolte presso il Commissariato di Jesi, è stato accompagnato nella propria abitazione per scontare la misura degli arresti domiciliari disposta il primo luglio. L’intervento operativo è stato condotto dal personale del Commissariato in collaborazione con la Squadra Mobile.
La Procura della Repubblica presso il Tribunale di Ancona ha coordinato le indagini per accertare la fondatezza delle segnalazioni e valutare le responsabilità penali connesse ai presunti reati di maltrattamenti continuati aggravati nei confronti di minori. Sul tema è stata citata una frase emblematica raccolta durante le fasi investigative: “Non potevano sbagliare, non erano ammessi errori.“
I fatti si riferiscono a episodi avvenuti all’interno di un centro educativo della città, frequentato da alunni minori. Tra gli enti citati nelle procedure investigative figurano la Polizia di Stato il Commissariato di Pubblica Sicurezza di Jesi e la Procura della Repubblica presso il Tribunale di Ancona. Ulteriori sviluppi del procedimento saranno affidati alle fasi successive dell’azione penale e alle valutazioni del Tribunale di competenza.



