27 Settembre 2026 🌤 19°

Morti sul lavoro 2026: lieve calo nazionale e la posizione delle Marche

Anche nel primo quadrimestre del 2026 la statistica nazionale registra una diminuzione dei decessi sul lavoro, ma il ritmo del calo rallenta e restano forti disomogeneità territoriali: 278 vittime a livello nazionale, Marche in zona gialla e lavoratori stranieri con rischio più che triplo.

Morti sul lavoro 2026: lieve calo nazionale e la posizione delle Marche

Il quadro aggiornato a aprile 2026 disegna una riduzione complessiva delle morti legate all’attività lavorativa in Italia, ma segnala chiaramente che la strada verso la sicurezza piena è ancora lunga. Nel primo quadrimestre del 2026 si contano 278 vittime sul lavoro in Italia, mentre per le Marche la valutazione dell’indice di incidenza colloca la regione in zona gialla. Questi dati emergono dall’analisi condotta dall’Osservatorio Sicurezza sul Lavoro e Ambiente Vega Engineering e sono accompagnati da indicazioni esplicite sulle priorità per ridurre ulteriormente il bilancio.

Il dato nazionale e il commento di priorità dell’Osservatorio

A livello aggregato, le 278 vittime registrate tra gennaio e aprile 2026 si suddividono in 196 decessi in occasione di lavoro e 82 in itinere. Sebbene il totale evidenzi un calo rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, gli esperti osservano un rallentamento nella diminuzione dei casi. Come sintetizza la rilevazione: “Anche nel primo quadrimestre dell’anno si conferma una riduzione del numero di morti sul lavoro; ma con una tendenza molto inferiore rispetto alla rilevazione del mese precedente“. Questa frase sottolinea come il miglioramento non sia stabile né sufficientemente rapido.

Per l’Ing. Mauro Rossatopresidente dell’Osservatorio, la priorità resta l’intervento costante: “Numeri che non possono essere letti come una fatalità; Per questo, lo ricordiamo sempre, occorre investire nella prevenzione e nella formazione; così come è indispensabile poter contare su un maggior numero di controlli“. Nel commento ufficiale viene inoltre richiamata l’attenzione sulla condizione dei lavoratori stranieri: “Non va dimenticata, inoltre, la drammatica situazione dei lavoratori stranieri; continuano a registrare un rischio di morte più che triplo rispetto ai colleghi italiani“.

Distribuzione territoriale dei rischi e posizionamento delle Marche

L’Osservatorio utilizza una zonizzazione per mettere a confronto le regioni secondo l’indice di incidenzacalcolato in morti ogni milione di occupati. Ad aprile 2026 risultano in zona rossa Sicilia, Liguria, Veneto, Puglia e Campania, ovvero regioni con incidenza superiore al 125% della media nazionale (la media indicata è Im = 8,1 morti per milione). In zona arancione figurano Molise, Toscana, Piemonte e Sardegna; in zona gialla Umbria, Lombardia, Emilia-Romagna e Marche; in zona bianca Lazio, Abruzzo, Friuli-Venezia Giulia, Calabria, Trentino-Alto Adige, Basilicata e Valle d’Aosta.

Per le Marche la collocazione in zona gialla indica un’incidenza inferiore a quella media nazionale ma superiore alla soglia più bassa definita dall’Osservatorio. Nella scala di rischio regionale, questa posizione segnala miglioramenti rispetto alle aree più critiche ma non autorizza ad abbassare la guardia, soprattutto nei settori più colpiti e nelle categorie vulnerabili.

Province e confronti regionali verificati

I dati provinciali e regionali mostrano ampie differenze: la Lombardia registra il maggior numero di vittime in occasione di lavoro (30), seguita da Veneto (26), Sicilia (22), Campania (19) e Piemonte (16). Le Marche registrano 4 vittime in occasione di lavoro nel periodo considerato. Questa distribuzione territoriale conferma come il fenomeno sia fortemente legato a caratteristiche produttive e alla distribuzione dei settori a rischio sul territorio.

Profilo delle vittime e settori più colpiti

Nel complesso dei 278 decessi si rileva che 77 vittime erano lavoratori stranieri (53 in occasione di lavoro e 24 in itinere), con un’incidenza di mortalità per gli stranieri pari a 20,5 morti ogni milione di occupati rispetto a 6,6 per gli italiani. I settori maggiormente coinvolti alla fine di aprile 2026 sono risultati le Costruzioniil Trasporto e Magazzinaggio e le Attività Manifatturierecomparti che continuano a produrre il maggior numero di incidenti mortali.

Oltre ai settori e alla territorialità, il report segnala anche giorni della settimana e fasce d’età con incidenze più elevate: il venerdì concentrava la quota maggiore di decessi nell’ultimo mese analizzato. Queste sintesi aiutano a orientare le campagne di prevenzione e i controlli mirati, le azioni indicate come indispensabili dall’Osservatorio.

Nel complesso, il bilancio dei primi quattro mesi del 2026 invita a proseguire con misure concrete: più formazione, più prevenzione e un numero maggiore di controlli nei settori e nelle aree più esposte, secondo le priorità segnalate dall’Ing. Mauro Rossato.

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