La giunta comunale di Pesaro ha formalizzato con la determine n. 1362 del 26 maggio 2026 l’affidamento diretto dello Stadio Tonino Benelli alla Vis Pesaro fino al 30 giugno 2027. La cifra indicata nel documento per l’utilizzo dell’impianto è pari a 3.050 euro l’anno iva compresa, una somma che ha innescato critiche in città, soprattutto alla luce delle spese pubbliche già stanziate per adeguare lo stadio agli standard della categoria.
Chi contesta la scelta parla di un equilibrio distorto tra oneri e ricavi: mentre il Comune finanzia lavori e manutenzioni per garantire la fruibilità professionistica dell’impianto, il canone appare simbolico e privo di meccanismi di valorizzazione del patrimonio pubblico.
Contesto degli interventi finanziati dal Comune
Il Comune aveva annunciato nel 2026 uno stanziamento di 300.000 euro destinato al rifacimento completo dell’impianto di illuminazione del Benelli, con l’esplicita motivazione di adeguarsi alle richieste del campionato e garantire la copertura televisiva delle partite. A questi fondi si aggiungono spese recenti per adeguamenti tecnici: 25.000 euro per la videosorveglianza, 20.000 euro per le pompe di scarico e altri 50.000 euro precedentemente investiti sull’illuminazione.
Il paradosso della spesa pubblica
Il nodo centrale della controversia è che i costi degli interventi strutturali e tecnologici ricadono sul bilancio comunale e, di fatto, sui cittadini. Per molti osservatori si tratta di un disequilibrio tra investimento pubblico e ritorno economico, perché l’affidamento avviene senza gara e con un canone che non sembra compensare le spese sostenute per rendere l’impianto idoneo alla Serie C.
Critiche procedurali e mancanza di trasparenza
Le opposizioni e alcune voci dell’associazionismo locale hanno posto l’accento su procedure che definiscono insufficienti: nessuna gara pubblica, nessun confronto competitivo, e l’assenza di un piano industriale presentato alla città. Secondo i critici, la motivazione adottata nella determina — che ritiene la Vis Pesaro «l’unico soggetto in grado di utilizzare l’impianto» — non giustifica l’esclusione di ogni forma di competizione o di verifica pubblica.
Rischi per il patrimonio pubblico
Il timore espresso è che lo stadio, costruito nel 1927 e con criticità strutturali note da anni, finisca per diventare un onere permanente finanziato dalla collettività senza adeguate contropartite economiche o programmi di sviluppo. In questo scenario, la gestione dell’impianto rischia di essere percepita come una mera copertura politica più che come una scelta amministrativa orientata all’interesse pubblico.
Implicazioni sportive e alternative previste
Parallelamente alle discussioni amministrative, la stampa sportiva ha riportato che la Vis Pesaro avrebbe indicato lo stadio Cabassi di Carpi come soluzione alternativa qualora i lavori al Benelli non fossero terminati in tempo per l’inizio della stagione. Questo elemento mette in evidenza l’insicurezza sulla piena idoneità dell’impianto e la conseguente necessità di soluzioni tampone per non compromettere il calendario sportivo.
La posizione della città e le richieste di chiarezza
Per molti cittadini e osservatori la risposta adeguata sarebbe una strategia complessiva: un progetto di riqualificazione a medio-lungo termine, procedure trasparenti per l’assegnazione e criteri di valorizzazione economica che tutelino il bene pubblico. Viene richiesto inoltre che qualsiasi scelta sia accompagnata da documenti ufficiali condivisi e da un confronto con la comunità locale.
Conclusioni e richieste politiche
In chiusura, i critici dell’atto amministrativo chiedono maggior trasparenza e una visione sostenibile per lo stadio Benelli. L’appello principale è per una gestione che non trasformi risorse pubbliche in riparazioni cicliche e non pianificate, ma che punti invece a un progetto organico capace di coniugare il valore sportivo della Vis Pesaro con la tutela del patrimonio comunale. La discussione attorno alla determine n. 1362 rimane aperta e fa emergere la necessità di un confronto pubblico, di criteri economici chiari e di scelte amministrative che rispettino il bene comune.



