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Consiglio di San Benedetto respinge la proposta Promarche su impianto refrigerato

Il voto 11-11 del consiglio ha messo in luce i dubbi del PD sul progetto Promarche e le lotte interne alla coalizione guidata dal sindaco Mozzoni.

Consiglio di San Benedetto respinge la proposta Promarche su impianto refrigerato

Venerdì 6 novembre, poco prima della mezzanotte, il Consiglio comunale di San Benedetto del Tronto ha deliberato contro la proposta di Promarche per un impianto di stoccaggio frigorifero di prodotti ortofrutticoli. La votazione è terminata in parità, 11 voti favorevoli e 11 contrari, dopo che quattro consiglieri di maggioranza si sono spostati a rifiutare la misura sostenuta dall’amministrazione.

Il Consiglio comunale respinge la delibera su Promarche

Il provvedimento, presentato come parte di una riqualificazione di un’area industriale ormai abbandonata, era stato accompagnato da garanzie sull’assenza di impatti ambientali o acustici significativi. Nonostante ciò, il PD ha denunciato la mancanza di un percorso decisionale trasparente e l’assenza di alternative progettuali documentate. Il risultato della votazione ha lasciato il sindaco Nicola Mozzoni in una posizione indebolita, evidenziando la fragilità dei rapporti di forza all’interno della coalizione di governo.

Criticità tecniche e urbanistiche del progetto

L’intervento prevede la costruzione di una struttura alta 25 metri, inserita in un contesto industriale ma con una evidente discrepanza rispetto al tessuto urbano circostante. La coerenza architettonica è stata messa in discussione, così come la compatibilità con le linee di viabilità già esistenti. La delibera citava interventi di miglioramento della rete stradale, ma non forniva dettagli concreti sulla loro portata, rischiando di tradursi in opere marginali senza un reale beneficio per la cittadinanza.

Occupazione e tutela dei lavoratori

Le previsioni occupazionali sono state presentate in termini positivi, ma il PD ha richiesto strumenti più robusti per garantire la stabilità del lavoro e il rispetto dei diritti dei dipendenti. L’investimento, se ben gestito, potrebbe creare nuovi posti, ma solo se accompagnato da norme che tutelino la qualità del rapporto di lavoro.

Le tensioni politiche dietro il voto

Un elemento centrale della polemica è la decisione di ricorrere alla procedura ZES (Zona Economica Stagnante) senza aver prima avviato un dialogo strutturato con l’amministrazione comunale. Questa scelta, secondo il PD, evidenzia una inerzia amministrativa che risale non solo ai primi mesi di mandato del sindaco, ma anche ai dieci anni precedenti, durante i quali le attuali forze di maggioranza gestivano la città.

Secondo i rappresentanti del partito, la votazione è stata trasformata in una prova di forza interna, con il sindaco che cercava di ricompattare la coalizione e rafforzare il proprio consenso. Il risultato, invece, ha dimostrato il contrario: una parte della maggioranza ha respinto la proposta, lasciando il sindaco in una posizione politica più vulnerabile.

Il PD ha sottolineato che il rifiuto non nasce da un’opposizione a qualsiasi investimento industriale, ma dalla percezione di un percorso amministrativo incompleto e da un approccio che non rispetta pienamente le competenze del Consiglio comunale. La sfida ora è trovare una formula capace di coniugare sviluppo economico, tutela del territorio e dialogo costruttivo con le imprese.

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