Nel pomeriggio di ieri le principali città del Nord Italia sono state teatro di violenti scontri tra manifestanti e forze dell’ordine. A Milano, Bologna e Torino le proteste sono sfociate in scontri con la polizia, con un bilancio che supera le centinaia di soggetti coinvolti. Sono state effettuate 28 operazioni di arresto, 197 persone sono state identificate, fra cui numerosi minori e migranti di seconda generazione. Inoltre, 43 persone risultano denunciate per reati legati agli eventi, mentre 141 agenti risultano feriti, 24 dei quali con contusioni gravi.
Bilancio materiale e umano degli scontri
Secondo le prime ricostruzioni, i danni economici ammontano a circa un milione di euro, distribuiti in modo quasi uniforme tra Milano e Bologna, con Torino che registra un impatto inferiore ma comunque significativo. Le vittime includono agenti di polizia, carabinieri e civili, con ospedalizzazioni prolungate per ferite da proiettili di gomma, lacrime e colpi di taser. Danni da vandalismo hanno interessato vetrine di negozi, arredi urbani e veicoli delle forze dell’ordine, mentre le autorità hanno dovuto mobilitare unità di soccorso per contenere gli incendi e ripristinare la circolazione.
Dichiarazioni del ministro dell’Interno
Il ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi, ha condannato con fermezza i responsabili, affermando che “chi ha scatenato la violenza non resterà impunito, nemmeno i minorenni”. Ha inoltre respinto le critiche del sindaco di Milano, definendole un attacco di “sinistra radical chic” che tenta di scaricare la responsabilità sulle forze di polizia. Piantedosi ha sottolineato il rispetto delle regole di ingaggio da parte degli agenti e ha richiesto l’applicazione di misure più severe contro i gruppi organizzati.
Reazioni del sindaco di Milano e delle altre istituzioni
Giuseppe Sala, sindaco di Milano, ha sollevato dubbi sulla presenza di personale di polizia in città, descrivendo la situazione in Piazza Duomo come “tanti violenti contro pochi agenti”. Sala ha chiesto una revisione immediata delle dotazioni di sicurezza e ha invitato il governo a garantire una presenza più consistente di agenti per evitare ulteriori escalation. Nonostante la tensione, ha ribadito la sua solidarietà alle forze dell’ordine, chiedendo di non confondere i manifestanti pacifici con i «teppisti».
Interventi del presidente del Consiglio e del leader della Lega
La presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, ha convocato una riunione d’urgenza sul tema dell’ordine pubblico, definendo gli atti criminosi una “guerriglia urbana” che mette a rischio cittadini, commercianti e lavoratori. Il leader della Lega, Matteo Salvini, ha proposto di includere in un decreto-legge misure come il fermo preventivo per i minorenni, il divieto di aggregazione per chi partecipa a violenze di gruppo e l’introduzione del reato di danneggiamento di gruppo con possibilità di arresto differito. Ha inoltre sostenuto la necessità di maggiore “potenza degli idranti” e l’uso più ampio del taser.
Proposte legislative e prospettive future
Nel contesto del disegno di legge sulla sicurezza attualmente in discussione al Senato, la Lega spinge per l’adozione urgente di provvedimenti che permettano alle autorità di intervenire preventivamente contro i gruppi organizzati. Il ministro della Difesa, Guido Crosetto, ha suggerito di far rispondere economicamente i responsabili per i danni provocati, suddividendo le spese tra i trasgressori e le loro famiglie. Le autorità giudiziarie hanno avviato indagini per identificare tutti i coinvolti, con l’obiettivo di perseguire sia i danneggiamenti materiali sia le aggressioni a personale di polizia.
Il clima di tensione sembra ora focalizzato sulla capacità del governo di tradurre queste dichiarazioni in azioni concrete, evitando che gli episodi di violenza si trasformino in una prassi ricorrente nelle manifestazioni future. La società civile osserva con apprensione l’evoluzione delle misure, chiedendo equilibrio tra diritto di manifestare e necessità di mantenere la sicurezza nelle aree pubbliche.



