L’ospedale di comunità di Jesi è già operativo: i primi pazienti provenienti dal pronto soccorso e dai reparti sono stati accolti in una struttura che attualmente dispone di sedici posti letto. L’obiettivo dichiarato è quello di raggiungere trentadue posti non appena verrà completata la seconda fase di finanziamento, prevista per 1,8 milioni di euro.
Finanziamento e avanzamento dei lavori
Il responsabile regionale della sanità, Paolo Calcinaro, ha visitato i cantieri dell’ospedale e della nuova Casa della Comunità poco prima di un incontro al Lions Club. Durante la visita ha confermato che le opere murarie sono state eseguite nei tempi stabiliti dal Pnrr e che il budget dedicato è passato da un milione a 1,8 milioni per consentire il raddoppio dei letti. La Casa della Comunità, aperta tutti i giorni dalle 8 alle 20, offrirà radiologia leggera, ecografia, fast-track in otorinolaringoiatria, oculistica e dermatologia, oltre a un ambulatorio per i bisogni non differibili.
Servizi integrati per svuotare il pronto soccorso
Tra le novità più rilevanti, la presenza di un infermiere di comunità dalle 8 alle 20 dal lunedì al venerdì è pensata per gestire le urgenze meno gravi direttamente fuori dal pronto soccorso, alleviando il carico di lavoro del reparto emergenze. L’assessore ha anche sottolineato l’importanza di istituzionalizzare il ruolo degli infermieri del 118, capacitandoli a compiere manovre salvavita in assenza di medici disponibili.
Il nodo della mancanza di medici nelle ambulanze
Il sindaco Lorenzo Fiordelmondo ha sfruttato l’occasione per evidenziare un problema ancora irrisolto: la carenza di medici a bordo delle ambulanze. Secondo il primo cittadino, “avere o non avere il medico fa la differenza” poiché molti interventi potrebbero essere risolti a domicilio, riducendo così le visite al pronto soccorso. Fiordelmondo ha ricordato anche l’esperienza nella casa di riposo Vittorio Emanuele II, dove è stata installata strumentazione per prestazioni sanitarie on-site.
Proposte concrete per l’emergenza sanitaria
Calcinaro ha risposto sottolineando la difficoltà di reperire medici per l’emergenza urgenza a livello nazionale, e ha proposto di affidare le manovre critiche a infermieri altamente specializzati ritenuti più certi rispetto a medici di cooperative di cui non si conosce il background. Questa posizione mira a garantire una risposta tempestiva senza compromettere la qualità dell’assistenza.
Rinascita della RSA “Beato Antonio Sibillini” ad Amandola
Parallelamente ai lavori di Jesi, è stato inaugurato il secondo modulo della RSA dell’ospedale “Beato Antonio Sibillini” ad Amandola, aggiungendo venti posti letto ai già attivi venti, per un totale di quaranta posti. La cerimonia non è stata solenne, ma la visita dei rappresentanti regionali e dei sindaci ha confermato la piena operatività del nuovo reparto, che ora può accogliere pazienti dell’area dei Sibillini e del territorio fermano.
Impatto sul territorio interno
Il sindaco Adolfo Marinangeli ha definito l’attivazione dei nuovi posti un “giorno storico”, rimarcando l’importanza di un’offerta di assistenza a “maggiore prossimità” per le famiglie dell’entroterra. L’assessore Calcinaro, insieme al direttore dell’Ast di Fermo Roberto Grinta e al direttore socio-sanitario Alberto Franca, ha assicurato che il personale necessario è già stato assegnato, consentendo di garantire cure più vicine ai residenti.



