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Tensioni in aula sul caso ex Api: Ondaverde contesta le difese di Marchetti

La nota di Ondaverde replica alle dichiarazioni dell'ex direttore Arpam Giancarlo Marchetti sostenendo che non ci sia stata collaborazione ma ripetute negazioni; al centro il sistema OdorNet, le centraline di monitoraggio e l'interpretazione del ruolo dell'agenzia ambientale

Tensioni in aula sul caso ex Api: Ondaverde contesta le difese di Marchetti

Il dibattito in aula sul processo legato alla raffineria ex Api di Falconara Marittima si è riacceso con una nuova nota critica dell’associazione Ondaverde ODV. Al centro della polemica ci sono le dichiarazioni rese dall’ex direttore generale dell’ARPAM, Giancarlo Marchetti, che nei giorni scorsi ha sostenuto di aver sempre collaborato con i rappresentanti dei comitati locali. L’associazione, presente all’udienza, respinge con decisione questa ricostruzione e attacca le scelte tecniche adottate durante il periodo di Marchetti.

Le accuse di Ondaverde e la replica sul rapporto con i comitati

Secondo Ondaverde, le parole dell’ex dirigente non coincidono con l’esperienza dei cittadini e dei comitati: «È una sua personalissima impressione», scrivono gli ambientalisti, ricordando che molte proposte presentate durante il mandato di Marchetti sarebbero state respinte. L’associazione sottolinea come il compito dell’ARPAM non fosse quello di tranquillizzare la popolazione, ma di garantire misure efficaci di prevenzione e controllo delle emissioni, soprattutto in un’area particolarmente esposta come Falconara.

Il ruolo dei comitati e la percezione pubblica

La tensione tra istituzione e cittadini si concentra anche sulla fiducia: per Ondaverde la mancata accoglienza delle segnalazioni e il ritardo nelle risposte hanno alimentato sfiducia e sospetto. Per l’associazione, una relazione istituzionale efficace avrebbe dovuto privilegiare interventi tecnici concreti alle rassicurazioni verbali.

Il nodo del monitoraggio degli odori: OdorNet vs centraline fisse

Uno dei punti più controversi riguarda il sistema sperimentale OdorNet, concepito per registrare le molestie olfattive tramite segnalazioni dei cittadini. Ondaverde critica la soluzione definendola «inaffidabile» perché dipendente dall’attivazione manuale: se il segnalatore non è presente al momento della fuga o si trova sopravento, l’evento rischia di non essere registrato, con conseguente sottostima delle emissioni.

Perché le centraline automatiche sono ritenute più solide

L’associazione ricorda che le centraline fisse e automatiche avrebbero invece sempre captato le esalazioni, garantendo una continuità di misura che OdorNet non assicura. La critica non è solo tecnica: dietro la preferenza per il monitoraggio automatico c’è anche la richiesta di trasparenza e responsabilità indipendente rispetto alle aziende controllate.

La rete di rilevamento: richieste del 2026 e risposta dell’Arpam

Ondaverde riporta di aver chiesto nel 2026 il potenziamento delle tre centraline industriali presenti sul territorio, che all’epoca risultavano carenti nel rilevamento di PM2.5 e ammoniaca, e prive di sensori per il monossido di carbonio (CO). Avevano inoltre sollecitato l’installazione di una nuova postazione a Castelferretti, ritenuta strategica per la vicinanza a realtà industriali e all’aeroporto.

La risposta di Marchetti e la contrapposizione sul finanziamento

Secondo la ricostruzione dell’associazione, l’allora direttore avrebbe risposto con scetticismo: «Si possono installare altre centraline, ma a che pro?», suggerendo che i costi di strumentazioni avanzate dovessero ricadere sull’azienda API tramite prescrizioni nell’AIA. Ondaverde contesta questa posizione, affermando che il monitoraggio non può dipendere dal «buon cuore» di chi è soggetto ai controlli, ma deve essere garantito da strumenti pubblici e indipendenti.

Il contesto giudiziario e le prossime udienze

Il processo, nato dall’inchiesta nota come Oro Nero e relativo all’incidente della cisterna TK 61 dell’11 aprile 2018 insieme alle segnalazioni di cattivi odori, prosegue con l’esame degli imputati. L’ex direttore Marchetti è stato tra i pochi a sottoporsi all’esame in aula e ha respinto le accuse, negando rapporti amichevoli con l’Api e illustrando la natura sperimentale di OdorNet. Le udienze previste proseguiranno, con una nuova convocazione fissata per il 17 giugno; la sentenza è indicata dagli atti come attesa per l’inizio del 2027.

Nel frattempo, la controversia tra associazioni e autorità tecniche rimane al centro del dibattito pubblico: da un lato la richiesta di strumenti di rilevazione più rigorosi e indipendenti, dall’altro la necessità, per l’agenzia, di bilanciare risorse, normative e obblighi imposti dall’AIA. Il confronto in aula e fuori continuerà a modellare percezioni e scelte operative nella gestione ambientale del territorio di Falconara.

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