Il 2022 ha segnato una svolta drammatica per il centro storico di Senigallia l’esondazione dell’Misa ha inondato vaste zone, lasciando una popolazione ancora provata e una città con una sicurezza idrogeologica notevolmente compromessa. Da allora, le autorità comunali hanno attuato una serie di interventi improvvisi, ma la mancanza di una pianificazione organica ha fatto sì che, a distanza di quattro anni, il rischio idraulico sia ancor più elevato.
Nel frattempo, il dibattito si è spostato su un nuovo progetto di infrastruttura: la costruzione di un ponte autostradale che dovrebbe sorreggersi sul vecchio ponte Garibaldi, ormai giudicato un pericolo per la popolazione. La proposta ha generato un acceso contrasto tra le istituzioni, le associazioni locali e i cittadini.
Ricorso al Consiglio di Stato per fermare il ponte autostradale
Il 18 settembre è stato presentato, da parte di ITALIA NOSTRAASSOCIAZIONE CONFLUENZE aps e GSA ORGANIZZAZIONE DI VOLONTARIATO un ricorso al Consiglio di Stato con la richiesta di sospendere la sentenza del TAR Marche n°680/2026, che aveva convalidato la realizzazione del nuovo attraversamento. L’udienza preliminare è attesa per i primi giorni di ottobre 2026 e, nel frattempo, è stata inviata una diffida al commissario ing. Babini affinché non avvii i lavori.
Le associazioni firmatarie e le loro motivazioni
Il provvedimento si fonda sulla difesa del territorio senigalliese contro una devastazione che, secondo i firmatari, ripeterebbe gli errori di cinque anni di gestione caotica. Le tre realtà hanno più volte denunciato la mancanza di studi di impatto ambientale e la pericolosità del progetto, definendolo “eccentrico” e “a rischio di strangolare il cuore della città”.
Interventi idrogeologici effettuati dal 2022 e loro criticità
Nel tentativo di mitigare il fenomeno alluvionale, le amministrazioni hanno rimosso circa 500.000 metri cubi di materiale dall’alveo del Misa, estendendo l’escavo per 10-15 km. Questo intervento ha privato il fiume del cuscinetto di ghiaia che funge da dissipatore di energia lasciandolo esposto a un rapido scorrimento superficiale durante le piene. L’erosione delle sponde, l’allargamento del canale e il trasporto di sedimenti a valle hanno, di fatto, aumentato il rischio idraulico per la città.
Conseguenze per la sicurezza idraulica
La rimozione del cuscinetto ha destabilizzato l’equilibrio idrogeologico: in caso di nuova piena significativa, l’acqua non potrà più infiltrarsi nel sottosuolo, ma scorrerà con maggiore velocità, erodendo ulteriormente le argini e potenzialmente colpendo il centro urbano, dove il ponte 2 Giugno rimane ancora in piedi. Le autorità hanno avviato un procedimento presso il Tribunale dell’Aquila per valutare eventuali responsabilità dei progettisti.
Vasche di espansione: stato attuale e prospettive di finanziamento
Il decreto del Commissario n°303 del 30 dicembre 2025 ha approvato la fattibilità tecnico-economica delle cinque vasche di laminazione previste: Megà, Bettolelle Bis, Marazzana, Borgo Catena e Zipa. Tuttavia, su un costo totale di € 99.317.192,41, sono stati stanziati solo € 43.500.000, lasciando un vuoto finanziario che ritarderà l’avvio dei lavori esecutivi.
Le prospezioni geognostiche sono appena iniziate, il che significa che, dopo quattro anni di attesa, la città è ancora ai primi passi di un progetto che dovrebbe garantire la mitigazione del rischio. Alcuni suggeriscono di destinare i finanziamenti destinati al ponte Garibaldi e al ponte Portone alle vasche, ma né la Regione né il Comune sembrano intenzionati a deviare le risorse.
Il ricorso al Consiglio di Stato rappresenta l’ultima speranza per fermare un’operazione che, se approvata, potrebbe peggiorare ulteriormente la vulnerabilità idraulica della città.



