Il Governo Meloni ha introdotto una proposta di legge che fisserebbe un tetto massimo al numero di studenti stranieri ammessi in una classe scolastica e, contestualmente, bandirebbe l’uso di burqa e niqab negli istituti. La misura è stata presentata come risposta a una presunta emergenza demografica, ma ha subito immediatamente una forte opposizione da parte del M5S e del suo capogruppo in Consiglio Regionale, Marta Ruggeri.
Il provvedimento e le sue motivazioni ufficiali
Secondo quanto dichiarato dalla premier Giorgia Meloni davanti ai giovani di Gioventù Nazionale, il nuovo “tetto” mirerebbe a garantire una migliore integrazione linguistica, ridurre il sovraffollamento e permettere una didattica più efficace. La stessa Meloni ha aggiunto che la scuola deve operare a “volto scoperto”, insinuando che l’uso di burqa e niqab ostacoli la comunicazione. Tuttavia, la norma non introduce alcun meccanismo di finanziamento aggiuntivo per gestire classi più piccole o per potenziare il corpo docente.
Il limite già esistente nella normativa
Il tetto di cui si parla non è una novità assoluta: una circolare dell’allora ministra Gelmini già fissava un 30 % di alunni stranieri per classe. Elisabetta Piccolotti deputata di AVS, ha ricordato questo precedente, sottolineando che la proposta di legge mira più a una riforma simbolica che a un reale cambiamento strutturale.
Le critiche di Marta Ruggeri e Giuseppe Conte
Marta Ruggeri ha definito l’intervento un “ennesimo slogan ideologico” destinato a colpire politicamente Vannacci e a distrarre l’opinione pubblica dalle reali esigenze del sistema scolastico. Il suo intervento è stato rafforzato dalle parole del presidente Giuseppe Conte che ha ricordato che la premier non ha mai dedicato risorse concrete alla scuola. Conte ha invitato il Governo a destinare i 13 miliardi di euro finora spesi per il Ponte sullo Stretto alla modernizzazione delle strutture scolastiche, all’assunzione di nuovi insegnanti e all’ammodernamento delle tecnologie.
Il punto di vista di Mattarella sulle scuole
Nel discorso tenutosi ad Amatrice, il presidente Sergio Mattarella ha ribadito che la scuola deve creare coesione sociale e non ghetti. Ha insistito sul fatto che l’integrazione si costruisce valutando le competenze linguistiche degli alunni tramite test di italiano post-iscrizione, evitando discriminazioni e favorendo un apprendimento efficace.
Dati regionali e implicazioni per le Marche
Secondo le statistiche più recenti, l’incidenza di alunni stranieri nelle scuole marchigiane è del 15,5 % valore superiore alla media nazionale. In diverse realtà locali, la presenza di questi studenti è stata decisiva per evitare la chiusura di scuole intere, una constatazione condivisa anche dal sindaco di Ancona pur appartenente a una coalizione di centrodestra.
Ruggeri ha evidenziato che, anziché imporre limiti rigidi, occorre investire in test linguistici ridurre il numero di alunni per classe e potenziare le infrastrutture scolastiche. Solo così è possibile garantire un ambiente di apprendimento inclusivo e prevenire la formazione di “ghetti” culturali.
Il dibattito resta aperto, con il prossimo plenario del Consiglio dei ministri che definirà se il provvedimento verrà trasformato in legge o rimarrà una mera circolare.



