La gita delle classi quinte della scuola primaria Maggini alla Moschea della Fratellanza di Ancona ha acceso un acceso dibattito pubblico il 19 maggio 2026. L’iniziativa, organizzata come uscita didattica, è stata segnalata dalle autorità locali della Lega e ha provocato una reazione immediata da parte di alcune parlamentari del partito. Il caso è diventato un punto di discussione non soltanto per il contenuto della visita, ma anche per il modo in cui si intrecciano educazione civica, libertà religiosa e sensibilità pubblica.
Le accuse mosse dalle esponenti leghiste si concentrano sul presunto carattere esclusivo dell’uscita e sulla natura delle attività svolte con i bambini. Da un lato si parla di un percorso culturale volto a conoscere una realtà sociale presente sul territorio; dall’altro, per i critici, si tratterebbe di una modalità che rischia di sfociare in indottrinamento. Nel dibattito entrano anche questioni formali sul rapporto tra Stato e comunità musulmane, con richiami alla necessità di intese specifiche per regolare iniziative di questo tipo.
La visita e il suo svolgimento
Secondo le informazioni diffuse, le sezioni 5D e 5E hanno partecipato alla visita, mentre la 5C è programmata per una data successiva. Durante l’incontro con i referenti del centro islamico i bambini avrebbero ricevuto spiegazioni sulla funzione della moschea, sulle pratiche religiose e su aspetti culturali legati alla comunità. I promotori dell’uscita sostengono che l’obiettivo fosse educativo e volto a favorire la conoscenza reciproca, in linea con progetti di integrazione e cittadinanza attiva. Gli organizzatori hanno inoltre sottolineato la presenza di figure adulte e di insegnanti a supporto delle attività.
Classi coinvolte e calendario
La scuola ha strutturato la gita all’interno del normale calendario scolastico: le due sezioni hanno partecipato nella giornata indicata, mentre una terza è stata programmata per una data successiva. I docenti e la dirigenza, da quanto risulta, hanno motivato la scelta come parte di un percorso didattico più ampio, finalizzato a conoscere le istituzioni e i luoghi di aggregazione presenti nel territorio. Per i genitori è stata prevista comunicazione preventiva, come avviene per uscite curriculari, e la possibilità di esercitare le consuete opzioni rispetto alla partecipazione.
Le critiche politiche e i contenuti dell’attacco
La replica più netta è arrivata da Silvia Sardone e Giorgia Latini, esponenti della Lega, che hanno definito l’iniziativa ripetuta nel tempo e potenzialmente problematica. Nel loro intervento hanno sollevato dubbi sul perché la scuola scelga di visitare esclusivamente la moschea piuttosto che proporre un confronto con diverse realtà confessionali o istituzionali. Le deputate hanno richiamato il concetto di scuola come spazio di istruzione e cultura, non di persuasione religiosa, rimarcando la necessità di tutelare l’autonomia educativa rispetto a possibili pressioni esterne.
Richiami normativi e accuse
Nel comunicato delle esponenti leghiste viene evocato anche il tema dell’assenza di un’intesa formale tra lo Stato e le comunità islamiche, richiamando la differenza con altre confessioni che godono di accordi regolamentati. Questo aspetto è stato usato per sostenere che visite istituzionali o scolastiche dovrebbero rispettare determinati quadri giuridici. La denuncia politica si è quindi concentrata sia sull’ipotesi di un fenomeno diffuso sul territorio nazionale sia sulla formula comunicativa usata per evidenziare un presunto rischio di islamizzazione nei confronti degli studenti.
Reazioni locali e considerazioni finali
Sul fronte locale la vicenda ha prodotto diverse reazioni: alcuni attori della comunità scolastica hanno difeso l’iniziativa come opportunità formativa, altri hanno chiesto chiarimenti più dettagliati sulle attività svolte. La moschea e la scuola, pur non essendo al centro di accordi specifici, hanno provato a ricostruire il percorso didattico. Nel dibattito restano aperte questioni più ampie su come coniugare educazione civica, rispetto della libertà religiosa e trasparenza nelle scelte formative. La discussione intanto prosegue, tra richieste di chiarimenti formali e riflessioni sulla gestione delle uscite scolastiche.



