Electrolux ha confermato la chiusura dello stabilimento di Cerreto d’Esi e ridotto gli esuberi a 1.450 posti in Italia. La multinazionale svedese sta riorganizzando la sua presenza nel paese con un piano di ristrutturazione che coinvolge tutti e cinque gli stabilimenti italiani.
La decisione è stata presa al termine di un incontro tra le parti, che ha visto una leggera riduzione del numero di esuberi complessivi, da 1.719 a 1.450 persone. Nonostante i tentativi di mediazione, la chiusura dello stabilimento di Cerreto d’Esi è stata confermata.
La situazione negli stabilimenti italiani
Lo stabilimento più grande di Electrolux in Italia si trova a Susegana in provincia di Treviso. Qui, il numero di impiegati dichiarati in esubero è di 180 su 360 a cui si aggiungono 240 operai. La multinazionale intende passare da due turni di lavoro a un unico turno, con l’obiettivo di aumentare la produzione da 95 a 140 pezzi all’ora.
Electrolux punta a concentrarsi sulla produzione di frigoriferi di fascia alta con un obiettivo di 540.000 unità all’anno, rispetto ai 700.000 inizialmente prospettati. La multinazionale ha investito 130 milioni per l’installazione della linea automatizzata, potenziata nel 2023 con altri 110 milioni.
Le reazioni dei sindacati
La FIOM CGIL di Treviso ha annunciato che, in attesa del prossimo incontro in sede ministeriale, i sindacati programmeranno altre 8 ore di sciopero in tutti gli stabilimenti. I sindacati hanno espresso delusione per la mancanza di progressi significativi nel piano di ristrutturazione.
I segretari nazionali di FimFiom e Uilm hanno denunciato che Electrolux non solo conferma la chiusura di Cerreto d’Esi e gli esuberi, ma chiede anche la cancellazione dei vincoli sull’organizzazione del lavoro. La richiesta di aumentare la cadenza produttiva fino a 140 pezzi all’ora è stata giudicata pesantissima dai sindacati.
Le prospettive future
A Porcia sede italiana del Gruppo, Electrolux conferma l’abbandono della produzione di lavasciuga e punta a rafforzare la gamma di lavatrici, con volumi da 500.000 a circa 610.000 pezzi. A Forlì dove si producono piani cottura e forni, gli esuberi sono 214.
I sindacati hanno dichiarato chiusa la fase tecnica e chiedono la riconvocazione urgente del tavolo politico con il ministro Urso e le Regioni. La situazione rimane critica, con i lavoratori che continuano a protestare contro le decisioni aziendali.



