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Electrolux conferma la chiusura dello stabilimento di Cerreto d’Esi: 1.450 esuberi e sciopero dei sindacati

La multinazionale svedese Electrolux ha confermato la chiusura dello stabilimento di Cerreto d’Esi, nelle Marche, con 1.450 esuberi previsti. I sindacati Fim, Fiom e Uilm hanno proclamato sciopero e chiedono un intervento politico urgente.

Electrolux conferma la chiusura dello stabilimento di Cerreto d’Esi: 1.450 esuberi e sciopero dei sindacati

La decisione di Electrolux di chiudere lo stabilimento di Cerreto d’Esi nelle Marche ha scatenato una nuova ondata di proteste tra i lavoratori e i sindacati. La multinazionale svedese ha confermato la chiusura dello stabilimento, nonostante le trattative con i sindacati e il Ministero delle Imprese e del Made in Italy.

La vicenda si inserisce in un contesto più ampio di deindustrializzazione che sta colpendo diverse regioni italiane, tra cui le Marche, un tempo fiorenti centri manifatturieri. La chiusura dello stabilimento di Cerreto d’Esi è solo l’ultimo episodio di una serie di decisioni aziendali che stanno lasciando migliaia di lavoratori senza futuro.

Le trattative fallite e la proclamazione dello sciopero

Dopo due giorni di trattative al ministero, i sindacati FimFiom e Uilm hanno proclamato otto ore di sciopero. Le aperture di Electrolux sulla riduzione degli esuberi sono state giudicate insufficienti, e la chiusura dello stabilimento di Cerreto d’Esi è stata confermata. I sindacati chiedono la riconvocazione urgente del tavolo alla presenza del ministro e delle Regioni coinvolte.

Electrolux ha illustrato un piano che prevede una riduzione degli esuberi da 1.719 a 1.450, ma i sindacati sottolineano che questa riduzione è troppo limitata. Inoltre, l’azienda ha confermato la chiusura dello stabilimento di Cerreto d’Esi, una decisione che i sindacati definiscono inaccettabile.

Le condizioni di lavoro e le richieste di intervento pubblico

Electrolux ha manifestato l’intenzione di aumentare la velocità delle linee di montaggio, arrivando fino a 140 pezzi all’ora, e di stabilizzare l’attività produttiva su un solo turno giornaliero. I sindacati definiscono queste condizioni pesantissime soprattutto perché non sono compensate da un ripensamento sostanziale sugli esuberi e sulle chiusure.

L’azienda ha anche richiesto un intervento pubblico sui fattori che incidono sulla competitività del gruppo, tra cui la riforma della Cbam (meccanismo europeo di adeguamento del carbonio alle frontiere). Tuttavia, i sindacati ritengono che eventuali interventi istituzionali non possano accompagnarsi a un piano che prevede centinaia di esuberi e la chiusura di uno stabilimento.

Le alternative possibili e la richiesta di intervento pubblico

Nonostante la situazione critica, ci sono esempi di vertenze che hanno trovato soluzioni alternative. La vicenda GKN di Firenze, ad esempio, ha visto i lavoratori impegnarsi in un percorso di autogestione e riconversione della produzione, coinvolgendo università e competenze esterne.

Nelle Marche, ci sarebbero le condizioni legislative per tentare una strada simile, con leggi che permetterebbero alla Regione di finanziare la riconversione e richiedere la restituzione dei fondi pubblici dati alle imprese. Tuttavia, finora questa strada non è stata esplorata.

I sindacati chiedono un intervento politico urgente per convincere Electrolux a rivedere il piano. La vicenda di Cerreto d’Esi è solo l’ultimo esempio di una crisi occupazionale che richiede soluzioni concrete e un impegno condiviso tra istituzioni, aziende e lavoratori.

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