Il 24 agosto un violento sisma colpì il centro Italia, lasciando profonde cicatrici nei territori dell’Appennino. A dieci anni di distanza, mentre si commemorano le vittime, si fa il punto sulla ricostruzione e sulle prospettive future per le comunità colpite.
Diego Franzoni, presidente dell’Ordine degli ingegneri di Ancona, ha rilasciato una dichiarazione in occasione del decimo anniversario del sisma, sottolineando i progressi compiuti ma anche le sfide che ancora attendono i territori colpiti.
Il contributo degli ingegneri nella ricostruzione
Fin dalle prime fasi dell’emergenza, gli ingegneri hanno giocato un ruolo cruciale nella gestione della crisi e nella successiva ricostruzione. Operando in diversi ruoli, dai dipendenti pubblici ai liberi professionisti, hanno messo a disposizione le loro competenze per affrontare le emergenze e pianificare la ricostruzione.
“Molto è stato fatto, ma molto resta ancora da fare affinché centri come CamerinoArquata del Tronto e tanti altri borghi e comuni dell’Appennino possano tornare a essere pienamente vissuti dalle loro comunità”, ha dichiarato Franzoni.
La ricostruzione oltre gli edifici
La ricostruzione materiale degli edifici è solo una parte del processo. Per Franzoni, ricostruire significa anche creare le condizioni perché le persone possano tornare e scegliere di restare. Questo implica garantire serviziinfrastrutturecollegamentiopportunità di lavoro e condizioni favorevoli alle attività economiche.
“Significa investire sul futuro delle aree interne e contrastare il rischio che allo spopolamento provocato dal sisma si aggiunga quello determinato dalla mancanza di prospettive”, ha aggiunto Franzoni.
Le sfide future per i territori colpiti
Uno dei principali rischi per i territori colpiti è lo spopolamento. Molte persone hanno lasciato le loro case e i loro luoghi di lavoro a causa del sisma, e senza prospettive di sviluppo economico e sociale, il rischio è che non tornino più.
Per contrastare questo fenomeno, è fondamentale investire in infrastrutture e servizi che possano attrarre nuove attività economiche e creare opportunità di lavoro. Questo non solo aiuterà a ricostruire le comunità, ma anche a garantire un futuro sostenibile per le aree interne.
“A dieci anni di distanza, il ricordo delle vittime e la vicinanza alle loro famiglie devono accompagnarsi a una riflessione sul lungo percorso della ricostruzione e sul futuro dei territori colpiti”, ha concluso Franzoni.



