L’agricoltura marchigiana è in crisi e Cia Agricoltori Italiani Marche ha deciso di mobilitare le amministrazioni comunali per chiedere un intervento urgente. L’organizzazione ha inviato un ordine del giorno a tutti i Comuni della regione, chiedendo di discuterlo e approvarlo come segnale di vicinanza a un comparto in difficoltà.
L’iniziativa nasce dopo le manifestazioni nazionali sul grano svoltesi a Bari e Ravenna, dove gli agricoltori hanno denunciato il progressivo squilibrio della filiera cerealicola e il crollo della redditività delle aziende agricole.
La crisi dell’agricoltura marchigiana
“Abbiamo deciso di coinvolgere direttamente i Comuni perché l’agricoltura non è un tema che riguarda soltanto gli agricoltori, ma l’intera comunità”, spiega Alessandro Taddei presidente di Cia Marche. “La crisi che stiamo vivendo non dipende esclusivamente dagli eventi climatici sempre più estremi. A pesare sono anche gli squilibri nei rapporti di filiera, con chi acquista, trasforma e commercializza le produzioni agricole che troppo spesso scarica il peso economico sulle imprese agricole.”
Tra i temi centrali del documento figura la vicenda dei costi minimi di produzione del grano. “Pastifici e molini possono essere sanzionati se acquistano il grano sotto i costi di produzione. Per questo Ismea aveva elaborato uno studio per definire i costi minimi, ma un ricorso dell’industria della pasta e della molitura è stato accolto dal Tar per un vizio di forma. È quello che avevamo denunciato dicendo che, invece di togliere la febbre, hanno tolto il termometro: anziché affrontare il problema dei prezzi troppo bassi, è stato eliminato lo strumento che permetteva di misurarli.”
Il rischio per il settore agricolo
Secondo Cia Marche, il rischio è che il settore rimanga senza alcuna tutela proprio mentre i costi di produzione continuano a crescere. “Il vero problema sono i tempi. Lo studio di Ismea ha richiesto mesi di lavoro, poi sono arrivati il ricorso e la sentenza. Nel frattempo le aziende agricole continuano a lavorare senza strumenti di protezione. Rinviare continuamente le decisioni significa lasciare che l’agricoltura italiana si indebolisca giorno dopo giorno.”
Le richieste al Governo
L’ordine del giorno chiede al Governo interventi urgenti a favore del settore agricolo, affrontando questioni come la Legge sulla Montagna, la tutela delle aree interne e il rafforzamento delle politiche per contrastare la perdita di redditività delle imprese agricole. Rispetto al documento predisposto a livello nazionale, Cia Marche ha introdotto alcuni elementi ritenuti essenziali per il territorio regionale.
“Abbiamo voluto inserire un riferimento specifico alla montagna perché oltre il 75% del territorio marchigiano è costituito da aree interne e montane. Era indispensabile che questo patrimonio trovasse spazio nel documento, perché difendere l’agricoltura significa anche difendere i territori più fragili e contrastarne lo spopolamento.”
Il concetto di Made in Italy
Un altro punto centrale riguarda il concetto di Made in Italy. “È necessario distinguere tra agroalimentare e agricoltura italiana. L’Italia è una straordinaria trasformatrice di prodotti alimentari e il Made in Italy rappresenta un patrimonio da difendere. Ma se una confezione di pasta viene presentata come prodotto italiano, allora tutta la filiera deve esserlo realmente: il grano deve essere coltivato in Italia, macinato in un molino italiano, trasformato, confezionato e commercializzato nel nostro Paese. È questa la proposta che vorremmo vedere trasformata in una legge.”
Secondo Taddei, una maggiore trasparenza consentirebbe ai consumatori di scegliere con piena consapevolezza. “Sappiamo che un prodotto ottenuto interamente da filiera italiana può avere un costo leggermente superiore, ma riteniamo che questa sia una condizione indispensabile per restituire forza agli agricoltori nella contrattazione e valorizzare davvero il lavoro delle aziende italiane.”



