Il 16 marzo 1978, via Fani divenne il simbolo di una delle pagine più buie della storia italiana. Oggi, a distanza di 47 anni, la ferita è ancora aperta, e la ricerca della verità continua. Giovanni Ricci, figlio di Domenico Ricci, l’autista di fiducia di Aldo Moro, è il protagonista di questa battaglia per la memoria e la giustizia.
Un figlio in cerca di risposte
Giovanni Ricci aveva solo 11 anni quando suo padre, Domenico Ricci, perse la vita nell’agguato di via Fani. Appuntato dei Carabinieri originario di Staffolo, Domenico Ricci era un uomo fedele alle istituzioni, orgoglioso delle sue origini contadine e profondamente legato alla sua famiglia. Per Giovanni, il ricordo del padre è un mix di orgoglio e dolore: “Il mio rammarico più grande è averlo vissuto troppo poco. Era sempre in giro con la famiglia Moro, ma trovava sempre un giorno per tornare da noi.”
La memoria di un padre
Domenico Ricci era un uomo sensibile e umano, un carabiniere con gli alamari cuciti sulla pelle. La sua fedeltà allo Stato gli costò la vita, ma la sua memoria è ancora viva grazie alle iniziative del Comune di Staffolo, che ha dedicato a lui il primo monumento in Italia alle vittime del terrorismo e delle stragi, il “Muro della Memoria”. A Domenico Ricci è stata anche intitolata una via del paese e la locale sezione dell’Associazione Nazionale Carabinieri (Anc).
La politica e le omissioni
Giovanni Ricci non cerca vendetta, ma giustizia. La sua battaglia nasce dalla necessità di dare un senso al sacrificio del padre e di restituire dignità alla sua memoria. “La linea della fermezza, condivisa da Dc e Pci, fu la condanna a morte di Aldo Moro. Una responsabilità mai affrontata, mai riconosciuta. Una verità che fa paura”, afferma Giovanni. Un episodio che pesa come un macigno è l’incontro tra la madre di Giovanni e Francesco Cossiga in via Fani, dove Cossiga si inginocchiò e disse: “Li ho fatti uccidere io”.
La giustizia riparativa
La giustizia penale, svuotata da decenni di omissioni e “verità di comodo”, non ha saputo dare risposte. Ma la dimensione umana del ricordo ha spinto Giovanni verso un percorso doloroso e coraggioso: la giustizia riparativa. Attraverso l’Associazione intitolata a Domenico Ricci, Giovanni porta agli studenti l’eredità viva di suo padre e degli uomini della scorta. “Papà era un carabiniere fedele alle istituzioni, ma era anche un uomo sensibile e molto umano”, racconta Giovanni.
Il dialogo interrotto
Il dialogo tra Giovanni e suo padre fu interrotto bruscamente il 16 marzo 1978, ma continua oggi attraverso le iniziative dell’Associazione Domenico Ricci. Giovanni porta la memoria del padre nelle scuole, raccontando agli studenti la storia di un uomo che ha pagato con la vita la sua fedeltà allo Stato. “La mia battaglia nasce dalla necessità umana di dare un senso a quel sacrificio e di restituire dignità alla memoria di un padre che ha pagato con la vita la fedeltà allo Stato”, conclude Giovanni.



