Ultimo aggiornamento: 20 luglio 2026.
I lavoratori dello stabilimento Electrolux di Cerreto d’Esi hanno incrociato le braccia e hanno manifestato stamani alla rotatoria di Fabriano Est, causando rallentamenti al traffico, in vista dell’incontro fissato per domani alle 10:00 al Ministero delle Imprese e del Made in Italy a Roma.
Perché la protesta è centrale
La mobilitazione si è svolta in risposta al piano industriale della multinazionale che prevede la chiusura dello stabilimento marchigiano, che si tradurrebbe in 170 esuberi diretti e in ricadute stimate fino a 1.700 posti a livello nazionale, con implicazioni sull’intero distretto degli elettrodomestici.
I sindacati hanno definito il confronto di domani al MIMIT come un passaggio cruciale; al tavolo siederanno rappresentanti dei sindacati Fim, Fiom e Uilm, il management aziendale, il ministro Adolfo Urso e le istituzioni locali, con l’obiettivo dichiarato di verificare possibili soluzioni alternative alla dismissione.
La giornata di protesta e le richieste
La giornata è iniziata alle 9:00 e la protesta si è conclusa intorno a mezzogiorno, con la distribuzione di volantini recanti lo slogan “La vertenza non si chiude, Cerreto non si vende, la fabbrica si difende” e con un corteo che ha raggiunto la rotatoria di Fabriano Est, dove i manifestanti hanno sostato per diverse ore, manifestando la propria determinazione a mantenere attiva la produzione di cappe e altri elettrodomestici.
I rappresentanti sindacali hanno ribadito richieste precise al management e alle istituzioni, chiedendo che l’azienda “tolga dal tavolo la chiusura di Cerreto e inizi una trattativa vera, la politica renda sostenibile produrre cappe a Cerreto ed elettrodomestici in Italia”, espressione pronunciata da Pierpaolo Pullini, componente della segreteria provinciale della Fiom e responsabile del distretto economico-produttivo di Fabriano.
Stato delle trattative e posizioni aziendali
I precedenti tavoli tecnici al ministero avevano registrato solo timidi progressi per altri stabilimenti del gruppo, mentre per Cerreto d’Esi non era emersa finora una soluzione alternativa alla chiusura, secondo quanto comunicato dalle parti presenti alle riunioni; la controparte aziendale ha parlato di un cambiamento organizzativo globale senza fornire garanzie definitive sulle ricollocazioni.
I sindacati hanno inoltre espresso preoccupazione per il processo di delocalizzazione di funzioni IT e per la progressiva dismissione del datacenter di Pordenone, segnalando il rischio di perdita di competenze dirette in Italia e chiedendo interventi strutturali per la filiera.
Impatto locale e attese per l’incontro di Roma
Lo stabilimento di Cerreto d’Esi è considerato parte integrante del tessuto produttivo locale e la possibile chiusura suscita timori di effetti a catena sull’occupazione e sull’indotto; le istituzioni locali parteciperanno al tavolo ministeriale per valutare misure di sostegno e scenari di riconversione produttiva.
Domani alle 10:00 il ministro Adolfo Urso incontrerà le parti al MIMIT in quella che i sindacati definiscono una data decisiva prima della pausa estiva; la vertenza resta aperta e in evoluzione mentre lavoratori e rappresentanti attendono risposte concrete dall’azienda e dall’esecutivo.



