Il 18 maggio 2026 la decisione dell’ATA 3 di Macerata di indicare un’area nei pressi di Montefano per la realizzazione di una discarica da 400-500.000 mc ha riacceso polemiche che coinvolgono istituzioni, amministrazioni locali e forze politiche regionali. Da più parti emergono critiche sul processo decisionale e sulla compatibilità delle scelte adottate con i criteri tecnici precedentemente indicati da studi accademici.
Il consigliere regionale di Progetto Marche Vive, Michele Caporossi, ha definito la decisione una «pagina nera» per la democrazia locale e ha denunciato rischi concreti come aumento delle tariffe e blocco degli investimenti. Le contestazioni si concentrano sulla presunta alterazione di criteri valutativi e sul ruolo che avrebbero avuto interessi politici nell’orientare la scelta.
Le accuse politiche e il quadro istituzionale
Secondo Caporossi, la delibera dell’ATA 3 non si sarebbe limitata a recepire uno studio tecnico affidato alla Politecnica delle Marche, ma avrebbe introdotto parametri integrativi che appaiono mirati a favorire determinate aree e a penalizzare altre. Questa operazione — definita dall’esponente di Progetto Marche Vive come strumentalizzazione politica — solleva interrogativi sulla legittimità degli atti e sulla coerenza rispetto al Piano Regionale Rifiuti.
Modalità di approvazione e critica procedurale
Le contestazioni non riguardano soltanto il merito ma anche la forma: la velocità con cui il procedimento è stato chiuso, la modalità di trasmissione degli atti ai membri dell’assemblea e la mancata pubblicazione di alcune delibere sono stati indicati come elementi che hanno impedito un confronto trasparente. Caporossi parla di violazione di diritti procedurali e annuncia pressioni perché la Regione eserciti i poteri amministrativi previsti dalla legge.
Alternative tecniche e timeline del sistema rifiuti
Nel merito operativo esiste comunque un quadro di soluzioni che l’ATA aveva delineato: il Piano d’Ambito Ottimale prevede una fase transitoria in cui lo smaltimento viene garantito tramite l’ampliamento della discarica di Cingoli per 250.000 mc, con l’ipotesi che la capacità complessiva permetta la gestione fino all’avvio di impianti alternativi. La Giunta regionale ha inoltre inserito nel dibattito la prospettiva del termovalorizzatore quale soluzione finale del ciclo, con una timeline che i proponenti indicano entro il 2030.
Possibili vie d’uscita e ricalibrazione del piano
Caporossi suggerisce che, invece di forzare una scelta immediata, sarebbe stato possibile aggiornare la graduatoria tecnica predisposta dall’Università e prevedere l’ampliamento provvisorio di Cingoli come soluzione tampone, lasciando spazio al completamento del progetto di termovalorizzazione. In questo modo, argomenta, si sarebbero tutelate le aspettative dei territori e ridotti i margini di contenzioso.
Impatto sui territori e prospettive di contenzioso
Le ricadute pratiche investono più comunità: Montefano, Filottrano, Osimo e Pollenza sono citate tra i territori potenzialmente penalizzati per perdita di valore dei terreni, minore attrattività demografica e difficoltà per le imprese locali. La spinta al ricorso amministrativo appare già concreta: secondo le critiche, la decisione potrebbe generare una stagione di impugnazioni che riaprirebbe l’intero procedimento e comporterebbe costi e ritardi.
Reazioni politiche e prossime mosse
Sul piano politico la vicenda ha visto la maggioranza dell’ATO 3 (con rappresentanti di FdI, Lega e Forza Italia) al centro dei rimproveri per aver scelto, a detta degli oppositori, un percorso frettoloso e orientato. Progetto Marche Vive assicura che continuerà a sollecitare la Regione, richiedendo trasparenza, imparzialità e l’utilizzo degli strumenti amministrativi disponibili per correggere la rotta. La partita rimane aperta tra decisioni tecniche, considerazioni politiche e possibili contenziosi giudiziari.



