La mattina del 7 luglio 2026 si è conclusa con esito positivo la ricerca dei due escursionisti di Osimo, Davide Cesaroni e Chiara Pesaresi ritrovati vivi dopo giorni di ansia nelle Dolomiti Friulane. I coniugi, rispettivamente di 41 e 38 anni, erano bloccati su un itinerario montano e sono stati individuati a circa 1.700 metri di quota sul Col Cadorin lungo il tratto noto come sentiero Marini.
Le ricerche erano partite nella giornata precedente e hanno visto l’impiego congiunto del Soccorso Alpino e Speleologico del Friuli Venezia Giulia e del Soccorso Alpino e Speleologico del Veneto con il supporto di vigili del fuococarabinieriProtezione Civile e squadre locali. L’intervento aereo, svolto dall’elicottero identificato come B3 è stato determinante per la localizzazione e il recupero.
Sequenza dei fatti e indizi utilizzati per le ricerche
Il percorso originario dei due escursionisti era partito dal Rifugio Pordenone posto nella val Cimoliana a Cimolais, con destinazione il Rifugio Padova attraverso la Val d’Arade. L’ultimo contatto telefonico con familiari e amici risale a mercoledì sera intorno alle 22.30. La traccia delle celle telefoniche ha fornito un elemento chiave: l’ultima cella agganciata dai loro apparati era quella di Domegge di Cadore in località Pian Grande alle 17.46 del 2 luglio.
Gli accertamenti sul terreno hanno confermato che l’auto della coppia era ancora parcheggiata presso il Rifugio Pordenone da cui si presume sia iniziata la loro escursione. Anche la mancata presentazione a una cena prenotata a Cimolais e la denuncia di scomparsa presentata dai familiari hanno accelerato l’attivazione delle squadre di soccorso.
Il ruolo delle ispezioni aeree e delle squadre in quota
Durante le operazioni, l’area è stata intensamente sorvolata sia dall’elicottero della Protezione Civile sia dall’elicottero dei vigili del fuoco impegnati nell’ispezione dei valloni e dei canaloni. L’elicottero B3 ha individuato visivamente i due escursionisti sul sentiero Marini e una squadra di tre tecnici del Soccorso Alpino del Veneto è stata sbarcata per verificare le condizioni e predisporre il recupero.
Luogo del ritrovamento e condizioni dei coniugi
I soccorritori hanno confermato che i due erano fermi nello stesso punto del sentiero Marini dal 2 luglio. Il percorso in quell’area è considerato oggi un tracciato dismesso con numerosi tratti esposti e passaggi particolarmente impervi che richiedono esperienza escursionistica elevata. Il mancato orientamento e la stanchezza prolungata hanno probabilmente impedito loro di riprendere il cammino o di lanciare un segnale tempestivo.
Nonostante la lunga permanenza in quota, i coniugi non riportavano ferite gravi: erano però visibilmente provati. Dopo le verifiche sanitarie sul posto i soccorritori hanno provveduto al trasporto con elicottero fino al Rifugio Pordenone dove era allestito il punto di raccolta delle squadre di soccorso del Friuli Venezia Giulia e dove la loro auto era rimasta parcheggiata.
Itinerario coinvolto e caratteristiche del sentiero
Il sentiero Marini collega il Bivacco Gervasutti al Rifugio Pordenone ed è classificato come un percorso a tratti dismesso; oggi presenta passaggi esposti che possono risultare insidiosi per chi non è preparato o quando si verifica un errore di orientamento. Le operazioni di ricerca avevano concentrato l’attenzione proprio su questo tratto e sulle aree laterali più impervie della Val d’Arade.
Il coordinamento tra le diverse componenti di soccorso, l’uso degli elicotteri e l’intervento diretto dei tecnici di montagna hanno consentito di chiudere con esito positivo una vicenda che aveva tenuto in apprensione familiari e comunità locali per diversi giorni.



