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Riconciliazione tra fascisti e antifascisti: dibattito a Ancona sul libro di Bergamaschi

Un appuntamento a Ancona per interrogarsi sulla possibilità di ricomporre fratture storiche e ideologiche

Riconciliazione tra fascisti e antifascisti: dibattito a Ancona sul libro di Bergamaschi

A Ancona si riapre il confronto su uno degli snodi più dibattuti della storia italiana: il rapporto tra fascismo e antifascismo. In Magazzino Muse, in via degli Aranci 1/F, sono attesi Ferdinando Bergamaschi e Diego Fusaro per la presentazione del volume Fascisti e antifascisti – Tentativi di conciliazione (ed. Pendragon). L’appuntamento è fissato per il giovedì 21 maggio alle 18, quando autori e pubblico proveranno a misurare termini come conciliazione in relazione a idee e pratiche politiche del Novecento.

Il libro di Bergamaschi nasce dall’intenzione di risalire alla radice della questione: che cosa fu realmente il fascismo mussoliniano e in che misura è interpretabile alla luce delle categorie della storia contemporanea. Per costruire questa ricostruzione l’autore si è ispirato alla vasta storiografia sul tema, attingendo ad autori come Renzo De Felice e Zeev Sternhell, e mettendo a confronto documenti e interpretazioni per offrire una lettura che sia insieme rigorosa e stimolante.

L’incontro e il contesto

La serata, ospitata dalla direttrice del museo, Maria Antonietta Scarpari, è inserita nel calendario culturale primaverile dell’istituzione e segna il passaggio verso la stagione estiva delle attività. Scarpari ha sottolineato come il programma miri a coniugare arte, cultura e dibattito pubblico, e ha definito l’evento come un’occasione per affrontare temi storici senza la retorica di maniera. L’obiettivo è creare uno spazio in cui il pubblico possa ascoltare posizioni diverse e riflettere sulle eredità simboliche e politiche del passato.

Il libro: ipotesi e struttura

Al centro del volume c’è la domanda se una conciliazione tra mondi ideologici apparentemente contrapposti sia concepibile e su quali basi. Bergamaschi si interroga in particolare sulla possibilità che il fascismo abbia punti di contatto con l’antifascismo socialista e l’antifascismo comunista, soprattutto laddove obiettivi dichiarati come la giustizia sociale sembrano sovrapporsi, pur declinandosi con strumenti e valori differenti. Il libro offre capitoli che scandagliano programmi, pratiche politiche e retoriche, cercando di interpretare somiglianze e differenze in chiave storica.

Riferimenti storici

Particolare attenzione è riservata a figure e movimenti che spiegano la genealogia del fenomeno: dal sindacalismo rivoluzionario a episodi locali che hanno contribuito alla formazione delle idee. Nel testo compaiono ritratti di personaggi come Enrico Mattei e il maceratese Filippo Corridoni, evocato per il suo ruolo nel mondo del lavoro e per il soprannome con cui è entrato nella memoria collettiva. Non manca l’analisi delle origini organizzative, con riferimento alla fondazione dei fasci di azione rivoluzionaria e al programma di San Sepolcro come episodio propedeutico alla nascita del fascismo nel 1919.

Le posizioni dei relatori

La prospettiva di Bergamaschi

Nell’interpretazione di Bergamaschi l’intento non è né di assolvere né di demonizzare, ma di chiarire la natura storica del fenomeno: solo comprendendo il contesto e le aspirazioni del tempo è possibile valutare eventuali tentativi di ricomposizione. Sul piano contemporaneo lo storico avanza una tesi netta: il fascismo come progetto politico organizzato non sarebbe oggi presente nelle stesse forme, per cui etichette come ‘fascista’ o ‘antifascista’ perdono senso in mancanza delle strutture storiche che le hanno generate. Al contrario, secondo l’autore, ha ancora rilevanza l’impegno per l’anticapitalismo di fronte alle ingiustizie prodotte dal sistema economico.

L’osservazione di Diego Fusaro

Diego Fusaro, che firma la prefazione del volume, sottolinea come l’operazione critica di Bergamaschi sia orientata alla comprensione piuttosto che alla condanna moralistica. Per Fusaro è utile staccare il discorso pubblico dalle immagini schematiche e spesso caricaturali che circolano sul fascismo, per restituire complessità e contorni all’analisi. Questo approccio, secondo il filosofo, consente di discutere ricostruzioni storiche con maggiore rigore e di evitare giudizi preconfezionati.

La presentazione a Magazzino Muse rappresenta dunque un invito al dialogo: un dibattito pubblico in cui storia e politica si incontrano per interrogare memorie e narrazioni. Chi parteciperà avrà l’opportunità di ascoltare punti di vista differenti e di contribuire alla discussione, in un contesto pensato per valorizzare la ricerca storica e la sua funzione nella società contemporanea. L’appuntamento promette di essere uno degli ultimi momenti culturali della primavera, prima dell’avvio delle attività estive del museo.

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